mercoledì 6 giugno 2012

Che se uno deve scegliersi come farsi male… (Gli incubi dei pesci rossi #2)


Gli incubi dei pesci rossi è una rubrica della mia amica 21 grammi, in cui troverete i suoi "farfugliamenti, le cose personali, le improvvisazioni imperfette e sbavate", insomma... commenti e pensieri di pancia, quello che le viene dal di dentro durante o dopo le sue letture. Le ho dato carta bianca, e lascio a lei la parola...
- Matteo


Ascolto Sogno della Nannini, mentre tento di buttar giù due righe. In realtà ci provo da circa due settimane, da quando, avendo rivisto il film Viola di mare (che si chiude sulle note di quella canzone), ho sentito l’urgenza di leggere il romanzo da cui è stato tratto.
Così eccomi qua, con la bocca -ancora- arsa.

Acqua salata. Questo libro lascia il sale in bocca. Sale che un po' brucia nelle ferite, e un po' le cura. Come l’acqua salata che bagna e circonda l’isoletta siciliana dov'è ambientato.
Lì vive Pina, la Minchia di re del titolo. "Minchia di re" è l’espressione che i siciliani usano per indicare la Donzella (Viola) di mare, pesce ermafrodito che per amore cambia sesso.
Lei non è che l’ha proprio scelto, ma quando le circostanze non ti danno altro scampo…
Pina qualcosa l'ha trovato, negli occhi di Sara. Quel qualcosa che l'ha spinta a salvarsi. E a salvare il loro amore, accettando il compromesso voluto dal padre-padrone. O questo, o morta. Cioè, seppellita viva in una specie di cantina, che è la stessa cosa. Che più che una mano tesa sembra una condanna, eppure non può fare altro che aggrapparcisi.

Mi sono innamorata di questa storia, tanto quanto dello stile. Asciutto, arso, come lo è la Sicilia in estate, quando il sole secca tutto. Niente fronzoli, parole in più di quelle che servono.
Anche il linguaggio è meraviglioso. Un siciliano che si addolcisce italianizzandosi, che da una parte ti permette di comprendere e non perderti, e dall’altra rimane ancorato alle radici della sua terra, così che ti senti parte della storia stessa. Ti senti una di quelle donne dietro le finestre, che sentono Pina urlare contro quel "cielo che non è di mio padre", e un po' vorresti correre a salvarla, e un po' sai che non ti è permesso, perché tu sei femmina e non puoi andare contro le decisioni degli uomini.

Si sente il fragore del mare, leggendo. La salsedine. Il sudore degli uomini nelle cave di tufo. Il coraggio delle donne contro i prepotenti. Il coraggio di Pina.
- Ma tu sei una Viola. -
- Una Viola? Chi il fiore? -
- La Viola è un pesce e lo ha voluto Dio. Quando è maschio si chiama Minchia di Re. Per amore diventa femmina e ha i colori del fiore. Torna di nuovo maschio, dopo che l’acqua si è presa le sue uova. -
- Ma io sempre questa resto. -
- Tu devi solo morire un poco, per tornare a vivere come vuoi tu. –
Soprattutto, si sente l’Amore. Quello totalizzante, quello che ti annienta. Quello che ti porta a sfidare i giganti, a sovvertire l’ordine delle cose.
Quello per cui devi morire un po' per poterlo vivere, perché se non hai lui, o lei, la vita non ha senso. Che ti porta a accettare compromessi pur di prenderne parte. Che ti porta a negare una parte di te per qualcosa di più grande. Rinunciare a qualcosa per avere Qualcosa. O meglio, Qualcuno.

Quell'Amore che ti lascia il sale in bocca.
Che se uno deve scegliersi come farsi male almeno lo fa guardando dritto, con la testa persa fra il cielo, le nuvole, le barche, le maree.

8 commenti:

  1. ho sempre voluto leggere il libro...prima o poi lo faro!
    il film l'ho visto, molto bello...dovrebbero vederlo tutti!

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  2. Io non nè letto il libro né visto il film ma ho apprezzato moltissimo questa recensione! Complimenti a 21grammi! :)

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  3. bellissima riflessione e bella citazione :D

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  4. Okay, mi hai convinto! :')
    Me devo dà 'na mossa! :D

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  5. bellissima recensione. toccante la storia. Dovremmo leggerlo tutti un libro così

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  6. parole che ti scavano dentro, che lacerano e insieme danno coraggio

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