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venerdì 28 settembre 2012

Friday Finds #22


Friday Finds è una rubrica ideata dal blog Should Be Reading e consiste nel condividere le proprie scoperte letterarie della settimana.

Buon pomeriggio a tutti! L'appuntamento di oggi di FF è tutto dedicato alla fantascienza, con due libri che usciranno nei prossimi giorni. Il primo, Ora e per sempre, è un volumetto che racchiude due racconti del grande Bradbury, mentre il secondo, Across the Universe, è il primo capitolo di una trilogia a dir poco promettente. Le trame mi intrigano molto, e le cover sono stupende! Li voglio!! °_°

Titolo: Ora e per sempre
Autore: Ray Bradbury
Editore: Mondadori (collana Libellule)
Data di uscita: 2 ottobre 2012
Pagine: 100
Prezzo: 10 €
James Cardiff, il protagonista di "Da qualche parte suona un'orchestrina", un giorno sale su un treno e senza sapere il perché scende a Summerton, Arizona: ad attirarlo in questo misterioso villaggio nel mezzo del deserto è un sogno enigmatico, una canzone, e una donna dalla bellezza irresistibile. Scoprirà presto che questo villaggio senza bambini nasconde un segreto che è stato tramandato per migliaia di anni all'insaputa del resto dell'umanità. Un segreto che ha a che fare con i libri e le storie.
"Leviatano '99" porta il mito di Moby Dick nello spazio: un capitano, accecato dal suo primo incontro con la gigantesca cometa Leviatano, trascina l'intero equipaggio della nave stellare Cetus 7 in una fatale ricerca di vendetta, ma la sua folle corsa si incrocia con la missione del giovane Ismaele Jones, nato nello spazio, cresciuto tra le stelle, e destinato a sopravvivere alla più ambiziosa e temibile delle imprese.

Titolo: Across the Universe
Autore: Beth Revis
Editore: Piemme (collana Freeway)
Data di uscita: 9 ottobre 2012
Pagine: 420
Prezzo: 17 €
Amy è una passeggera ibernata sulla navicella spaziale Godspeed. Ha lasciato il suo ragazzo e gli amici sulla Terra ed è partita con i genitori come membro del Progetto Arca Spaziale: si risveglieranno dopo trecento anni su un nuovo pianeta da colonizzare, Centauri. Ma qualcosa è andato storto: qualcuno ha cercato di ucciderla, risvegliandola senza cautele dal suo sonno protetto. E così Amy si ritrova a dover passare senza la sua famiglia ancora cinquant’anni sull’enorme navicella spaziale che sta perdendo velocità, in balia di sconosciuti tra cui si nasconde un assassino che vuole scongelare tutti gli scienziati a bordo, compresi i suoi genitori. L’unico che sembra dalla sua parte è Elder, un ragazzo che presto diventerà il capo della navicella spaziale, e che per quanto sia potentemente attratto dalla sua singolare bellezza, cerca di proteggerla dal resto della comunità e dallo strapotere di Eldest, il capo. Ma Amy può davvero fidarsi di Elder? E quello che prova per lui la aiuterà, o sarà solo un ostacolo alla sua sopravvivenza sulla Godspeed?

Voi che ne pensate?

venerdì 29 giugno 2012

"Molto dopo mezzanotte" di Ray Bradbury (recensione) (anzi, un elogio)



Titolo: Molto dopo mezzanotte
Titolo originale: Long After Midnight
Autore: Ray Bradbury
Traduttori: Antonangelo Pinna, Vanna Signorini, Manola Stanchi
Anno di uscita: 1988
Editore: Mondadori
Pagine: 323
Prezzo: inspiegabilmente fuori catalogo




Il mio commento

Generalmente i racconti mi acchiappano poco. Sembra sempre che manchi qualcosa, che al lettore non venga dato abbastanza tempo per ambientarsi, entrare nella storia, affezionarsi ai personaggi. C'è chi pensa che la loro brevità sia sinonimo di facilità nella scrittura, mentre io penso esattamente l'opposto: è difficilissimo scrivere un bel racconto breve, che funzioni, che non ti lasci con l'amaro in bocca e con il fatidico interrogativo ma cos'avrà voluto dire?
Finora, nella mia breve vita di lettore ho incontrato solo due scrittori capaci di appassionarmi, ammaliarmi, incantarmi realmente con i loro racconti. Il primo è Dino Buzzati, che leggo ormai da anni e non finisce mai di stupirmi. Il secondo, invece, è una mia recente (sic!) scoperta, e si chiama Ray Bradbury.

Dopo Fahrenheit 451 e Il grande mondo laggiù, ho sentito, forte, l'esigenza di continuare a esplorare l'universo bradburiano, e la scelta è caduta su Molto dopo mezzanotte, un'altra stupenda raccolta di racconti. Ventidue, per essere precisi. In particolar modo, non posso non citarne quattro, i più belli e struggenti: "La bottiglia azzurra", "Il desiderio", "Tempo fermo" e "I miracoli di Jamie". E una menzione speciale, poi, per "La vera saggezza", nel quale affronta con assoluta naturalezza e delicatezza la tematica omosessuale.

Sono racconti che ti catturano e ti rivoltano, che volano via in un soffio ma che ti lasciano una sensazione di pienezza, una consapevolezza di saperne un po' (proprio poco, ma quel tanto che basta) di più sul mistero della vita. Forse a qualcuno sembrerà esagerato, ma Bradbury per me non è solo uno scrittore, o solo un mago, ma anche un maestro di vita, come quei nonni che ti si siedono accanto e non si stancano mai di raccontarti delle storie. Ecco, io mentre leggevo questi suoi racconti, mi vedevo seduto su un dondolo, sotto una veranda, di fronte ad una di quelle classiche casette americane contornate di una staccionata bianca, con il vento che faceva salire e frusciare le foglie cadute, e col nonno che mi faceva dondolare mentre mi narrava di quella misteriosa bottiglia azzurra o di quell'ambulante suonatrice d'arpa o di quel delicato amore di uno studente per la sua insegnante o ancora di quella macabra vendetta nella notte di Halloween. Che poi, non importa veramente se la casetta è vera o è una visione o è una riproduzione di una casetta americana portata su Marte per combattere la nostalgia. Quello che importa è il modo in cui il nonno racconta le sue storie, e quello che queste storie trasmettono, lasciano dentro. Bhè, ve lo posso assicurare: Bradbury, con le sue storie, ti lascia un mondo intero.

Insomma, forse si sarà capito che anche stavolta è stata una vera e propria folgorazione. Una lettura fatta di brividi e occhi lucidi, sospiri di sollievo e sorrisi amari. Non c'è una frase fuori posto, non c'è una parola in più o una di meno, è tutto praticamente perfetto e ben calibrato. Com'è possibile?! Non lo so, davvero. Boh. Ma... provare per credere. Bradbury è una droga, e una volta provato, è impossibile resistergli. Io sono già pronto per la mia prossima dose.

giovedì 21 giugno 2012

"Il grande mondo laggiù" di Ray Bradbury (recensione)



Titolo: Il grande mondo laggiù
Autore: Ray Bradbury
Traduttrice: Laura Grimaldi
Anno di uscita: 2002
Editore: Mondadori (Piccola Biblioteca Oscar)
Pagine: 432
Prezzo: 10 €





Il mio commento


"Il più grande mago del mondo".

È così che Bradbury amava essere definito, e penso non esista una definizione più calzante per descriverlo. Sì, perché se già con Fahrenheit 451 mi aveva folgorato, con Il grande mondo laggiù mi ha dato il colpo di grazia: secondo me, solo un uomo dotato di poteri magici può spaziare tra i generi letterari più disparati con una tale nonchalance, con una tale abilità narrativa, con una tale genialità.

Trentaquattro racconti, scorrevoli e coinvolgenti, uno più bello dell'altro.
Certo, ci sono episodi poco riusciti, ma sono davvero pochi, praticamente si contano sul palmo di una mano. Altri, però, sono talmente belli, da lasciarti senza fiato, con i brividi lungo la schiena e le lacrime che vanno per conto loro.

Ce n'è per tutti i gusti: si passa dai racconti di fantascienza come il malinconico "Erano bruni con gli occhi d'oro" alle tinte un po' thriller de "La città dove nessuno scendeva", dai toni fiabeschi de "L'aquilone d'oro, il vento d'argento" al grottesco de "La bara" alla distopia de "L'assassino", dalle creature più strane (come la ragazzina col potere di entrare nei corpi altrui de "La strega d'aprile" o la sirena di "Sulla spiaggia al tramonto") ai personaggi più semplici e comuni (come la nonnina de "Il commiato", che sente la morte arrivare e saluta tutti i suoi familiari, o la mamma de "La sera", atterrita dalla possibilità di aver perso il proprio figlio), dai toni ironici de "Il grande incendio" a quelli struggenti di "Una medicina per la malinconia".
C'è la speranza di trovare un mondo migliore o il rimpianto e la nostalgia per quello che abbiamo lasciato, ci sono la solitudine e l'inadeguatezza, la paura e l'angoscia, i sogni e l'attesa, le ansie e le incertezze. Non solo dei protagonisti di queste storie, ma anche dello stesso lettore, che si ritrova a dover fare i conti con i propri demoni.
E poi, soprattutto, c'è tutta la delicatezza di Bradbury, che stupisce, affascina e ammalia. Perché, in realtà, altro non è che... pura e semplice poesia.

martedì 19 giugno 2012

Teaser Tuesdays #8



Teaser Tuesdays  è una rubrica ideata dal blog Should Be Reading. Consiste nel prendere il libro che si sta leggendo, aprirlo in una pagina a caso e condividere un passo tratto da quella pagina. Io, però, ho deciso di non seguire la regola della "pagina a caso", ma sceglierò la citazione personalmente (senza fare spoilers, promesso!).

Salve, il mio nome è Matteo e sto diventando Bradbury-dipendente.
Ebbene sì, dopo Fahrenheit 451, ho perso la testa, e ho sentito il bisogno di approfondire questo scrittore, quindi... eccomi qui, a leggere Il grande mondo laggiù, una sua raccolta di ben 34 racconti, e a lasciarvi un piccolo estratto:
«Tom» disse la nonna, debolmente, come da grande distanza «nei Mari del Sud esiste un giorno, nella vita di ognuno, in cui l'uomo sa di dover stringere la mano a tutti gli amici, salutarli e andarsene, e lui lo fa, ed è naturale... perché è arrivato il suo momento. Oggi è lo stesso. A volte sono simile a te, quando di sabato resti al cinema fino alle nove di sera e noi mandiamo tuo padre a prenderti per portarti a casa. Tom, quando arriva il momento in cui gli stessi cowboy sparano contro gli stessi indiani sulle stesse montagne, allora è il tempo di alzarsi e di dirigersi all'uscita, senza rimpianti e senza guardare indietro verso lo schermo. Così, io me ne vado, finché sono contenta e il film mi interessa ancora.»
[da Il grande mondo laggiù di Ray Bradbury]
Se avete voglia di partecipare, scrivete il vostro teaser nei commenti! A presto! ^^

giovedì 14 giugno 2012

"Fahrenheit 451" di Ray Bradbury (pseudo recensione)




[Io ho letto l'edizione uscita nel 2003 in edicola, con il quotidiano La Repubblica, ma la traduzione è la stessa dell'edizione Mondadori.]

Titolo: Fahrenheit 451
Titolo originale: Fahrenheit 451
Autore: Ray Bradbury
Traduttore: Giorgio Monicelli
Data di uscita: 2003
Editore: Gruppo Editorale l'Espresso (collana La biblioteca di Repubblica - Novecento)
Pagine: 190



Trama: In una indeterminata e supertecnologica civiltà del futuro, un regime totalitario inteso a garantire la "felicità" dei suoi sudditi vieta severamente di detenere e di leggere libri; chiunque ne sia trovato in possesso viene arrestato, e i libri e la sua casa bruciati da Vigili del Fuoco demandati, anziché a spegnere, ad appiccare incendi. Il protagonista Montag, dapprima zelante esecutore, comincia a poco a poco a nutrire dei dubbi sul suo lavoro, anche perché una giovane apparentemente "pazza" incontrata per caso turba profondamente le sue convinzioni.

Il mio commento

Questa non è recensione vera e propria. L'idea iniziale (l'avevo scritto anche qui) era di rinunciare a prescindere, di non scrivere nulla, perché certi libri sono talmente grandi e folgoranti e indispensabili, che si commentano già da soli. Però poi ho pensato a questo spazietto che mi sono ricavato sul web, a tutta la passione che sto cercando di infilarci dentro, e mi sono detto "perché non lasciare qualcosa di scritto, qualche pensiero, qualche sensazione, non tanto per gli altri, ma per me, da rileggere magari in futuro?" Ed eccomi qua. Non fate quindi troppo caso alle frasi sconnesse e senza senso che magari leggerete, è questo Libro che lascia un po' scombussolati.

Tra i buoni propositi che faccio a ogni inizio anno, mi riprometto sempre di recuperare qualche "classico" della letteratura. Un po' per migliorarmi e acculturarmi, ma un po' anche per conoscere libri e scrittori che ci portiamo dietro da tanto, per cercare di capire quali possano essere gli aspetti che fan sì che un libro attraversi così tanti anni, guerre, generazioni, eventi, e comunque riesca a uscirne indenne. Eppure finisco sempre per rimandarne la lettura.

Me ne rendo conto, ho dei pregiudizi nei loro confronti. Forse ciò è dovuto un po' anche alla scuola, o meglio, ad alcuni docenti poco appassionati, che invece di prepararti, accompagnarti, seguirti nella lettura di questi libri, fanno l'esatto opposto: con le loro noiose lezioni preimpostate, un po' ti inculcano l'idea che siano delle robe enormi, pesanti, difficili, e quindi poco accessibili, per non parlare di quelle "letture obbligatorie" estive, che già solo perché sono imposte, sai perfettamente che ti ammorberanno e sfiniranno. Poi, però, cresci e ti capitano tra le mani libri di una tale potenza, di una tale bellezza, che subito ti vien da pensare, "ma quanto sono stato cretino all'epoca a non...?".
Ecco. Mi era capitato anni fa con Bulgakov e il suo monumentale Il Maestro e Margherita (tra l'altro, anche lì c'era un libro bruciato... sarà un caso?!). E ora con questo Fahrenheit 451, che -sarà brutto dirlo ma- ho deciso finalmente di leggere solo quando ho sentito della morte del suo autore.

Bradbury immagina una società del futuro in cui, per garantire la felicità della popolazione, si cerca di rendere tutti uguali, di omologare il pensiero, anzi, di cancellarlo proprio, di cancellare il libero arbitrio, la possibilità di scelta, di decisione. E qual è il modo migliore affinché ciò sia possibile? Una cosa semplice, ma geniale: rendere illegali i libri, la loro lettura e il loro possesso. Bruciare i libri.

Perché i libri sono... pericolosi.
Si teme sempre ciò che non ci è familiare. Chi di non ha avuto in classe, da ragazzini, il solito prima della classe, il ragazzo dalla intelligenza superiore, che sapeva sempre rispondere alle domande più astruse mentre gli altri restavano seduti come tanti idoli di legno, odiandolo con tutta l'anima? Non era sempre questo ragazzino superiore che sceglievi per le scazzottature e i tormenti del doposcuola? Per forza! Noi dobbiamo essere tutti uguali. Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno vien fatto uguale. Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo di che tutti sono felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare, non montagne sullo sfondo delle quali si debba misurare la nostra statura! Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l'arma. Castriamo la mente dell'uomo. Chi sa chi potrebbe essere il bersaglio dell'uomo istruito?
Insomma, basta poco: prendersi l'immaginazione, la fantasia, i sogni. E non ci vuole nemmeno chissà quale marchingegno astruso, basta del semplice fuoco. E puff, tutto sparisce. Poi ci aggiungi un po' di televisione, che ti avvolge (letteralmente) e ti risucchia nella sua "famiglia", ed è fatta, hai il pieno controllo della popolazione.
La maggior parte di noi non può correre qua e là notte e giorno, parlare con tutti, conoscere tutte le città della terra, non abbiamo tempo, denaro, nemmeno tanti amici. Le cose che voi cercate, Montag, sono su questa terra, ma il solo modo per cui l'uomo media potrà vederne il novantanove per cento sarà un libro.

Addirittura i figli sono un peso, una disgrazia. Ma tanto... ci pensa la televisione, no? Un po' come oggi, d'altronde. Bradbury ci aveva visto bene. 
Li tengo a scuola nove giorni su dieci e devo combattere con loro soltanto tre giorni al mese, quando vengono a casa [...]. Li sbatto in salotto e giro la manopola delle pareti. È come lavare dei vestiti in lavatrice: riempi la vasca di roba da lavare e chiudi ben bene il coperchio.
Devo essere sincero, il primo approccio con questo romanzo è stato disturbante, fastidioso: ho riletto più di una volta le prime quindici pagine, mi sembrava di non capire (complice qualche termine che non conoscevo), di non riuscire ad entrare nella storia, immedesimarmi nei personaggi. Poi, però, andando avanti, inizi ad abituarti alla sua scrittura, e diventa praticamente impossibile non lasciarti trascinare da questo fiume in piena.

Vi ho ritrovato un po' del mio scrittore preferito, Saramago. La stessa abilità nel rivoltare il mondo e l'animo umano, la stessa poeticità, anche nel narrare "cose brutte", la stessa vena nostalgica, quel non-so-che che ti si appiglia alle viscere e vi si stanzia.

Di una cosa sono sicuro: Fahrenheit 451 è uno di quei pochi, anzi rari, libri che ti capitano tra le mani un po' per caso,  quando non te li aspetti, ma che poi diventano dei punti di riferimento che ti porti dietro per tutta la vita. È un vero e proprio monumento al libro, un inno alla letteratura e alla lettura, che possono essere messe da parte, quasi dimenticate, ma che comunque, in un modo o nell'altro, ti forgiano, e rimangono, anche quando l'uomo non ci sarà più, sarà decaduto, si starà scavato la fossa da solo. Un libro devastante, forte, incredibile. Imperdibile. E fondamentale.
C'era un buffissimo uccello, chiamato Fenice, nel più remoto passato, prima di Cristo, e questo uccello ogni quattro o cinquecento anni ci costruiva una pira e ci s'immolava sopra. Ma ogni volta che vi si bruciava, rinasceva subito poi dalle sue stesse ceneri, per ricominciare. E a quanto sembra, noi esseri umani non sappiamo fare altro che la stessa cosa, infinite volte, ma abbiamo una cosa che la Fenice non ebbe mai. Sappiamo la colossale sciocchezza che abbiamo appena fatta. Conosciamo bene tutte le innumerevoli assurdità commesse in migliaia di anni e finché sapremo di averle commesse e ci sforzeremo di saperlo, un giorno o l'altro la smetteremo di accendere i nostri fetenti roghi funebri e di saltarci sopra, Ad ogni generazione, raccogliamo un numero sempre maggiore di gente che si ricorda.

martedì 12 giugno 2012

Teaser Tuesday #7



Teaser Tuesdays  è una rubrica ideata dal blog Should Be Reading. Consiste nel prendere il libro che si sta leggendo, aprirlo in una pagina a caso e condividere un passo tratto da quella pagina. Io, però, ho deciso di non seguire la regola della "pagina a caso", ma sceglierò la citazione personalmente (senza fare spoilers, promesso!).

Salve! Sto finendo di leggere questo libro che probabilmente non avrò la forza né la capacità di recensire, quindi voglio chiarire qui un paio di cose: uno, Fahrenheit 451 è un libro immenso, bellissimo, stratosferico. Chi non lo legge, non è figlio di Maria! E due, ho dovuto trattenermi dal ricopiarlo tutto.

Comunque, ecco il teaser di oggi:
«Questa notte ho pensato a tutto il cherosene di cui mi sono servito da dieci anni a questa parte. E ho pensato ai libri. E per la prima volta mi sono accorto che dietro ogni libro c'è un uomo. Un uomo che ha dovuto pensarli. Un uomo a cui è occorso molto tempo per scriverli, per buttar giù tante parole sulla carta. Ed è un pensiero che non avevo mai avuto, prima di questa notte.»
Scese dal letto.
«A qualcuno è occorsa tutta una vita per mettere sulla carta una parte dei suoi pensieri, per guardarsi intorno e descrivere il mondo e la vita come il vedeva lui, e poi salto fuori io e in due minuti... bum! è tutto finito.»
«Lasciami in pace» disse Mildred. «Io non ho fatto nulla di male.»
«Lasciarti in pace! Non è difficile, ma come potrò io lasciare in pace me stesso? A noi occorre non essere lasciati in pace! Abbiamo bisogno di essere veramente tormentati una volta ogni tanto! Da quanto tempo non c'è più nulla che ti tormenti? che ti tormenti sul serio, per qualcosa che conti realmente?»


[da Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, pagg. 61-62]
Se volete partecipare anche voi, lasciate il vostro teaser nei commenti! A presto!